"METTERE AL MONDO IL MONDO" Alighiero Boetti
Il mio percorso progettuale, o meglio, il mio "fare" si colloca in  questo modo di concepire la realtà, di sentirla, di viverla. Nel dialogo tra le cose trovate nel mondo e quelle pensate che nascono dall'incontro con il mondo, cerco un esito imprevedibile. E' per questo che, per me, i progetti hanno sempre un carattere epifanico. Ne posso determinare un inizio o un obiettivo, ma e' l'incontro con il non-pianificabile, con il non-progettabile che rende fertile il processo e lo conduce a un approdo. Questo e' ciò  che mi porta ad ascoltare e a osservare curioso, prima ancora che a raccogliere, collezionare, catalogare, ritagliare, conservare frammenti, carte, polveri, piccole cose: le infinite forme del mondo.
Continuo a cominciare mentre comincio a continuare; consegno a questa frase, che e' anche un moto perpetuo, il compito di accompagnare la mia ricerca e la sua poetica, di racchiuderla in un motto che non e' formula ma descrizione di un processo, di quel ciclo continuo che vede le generazioni susseguirsi una all'altra, mentre il racconto dello stare qui, del costruire i nostri approdi e del riprenderci dai naufragi, aggiunge storie da condividere e occasioni per ri-trovarci sotto lo stesso cielo. 
      
Filo rosso
Dall'uomo cacciatore-pescatore all'uomo ricamatore, un filo rosso fa da traccia e lega le diverse sapienze del fare. Una traccia, ma anche un po' filo di Arianna, per compiere e ri-compiere un tragitto che dal web e da internet corre su fino alla prima rete per catturare o per contenere, e viceversa. Un piccolo paesaggio di "supporti" per gesti quotidiani, più che vasi e portafrutta, dove la funzione e' tutta consegnata all'intreccio e al vetro il compito di farsi trasparente struttura. Gesti quotidiani che ne accompagnano altri in quello stare qui, con le inquietudini e le meraviglie, nel farsi e disfarsi ciclico dei giorni.